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TreeOfTalesWith my long lost love under the black rose.. 1月21日 Jardin De La Lune - La VedovaEra triste. Era sola. Era vedova. Quando vide l’anima trasmigrare dal corpo del marito, cercò in tutti i modi di afferrarla senza rendersi conto che le sue mani fossero troppo laide e inefficaci nei contatti spirituali. Da quel giorno perse ogni forma, e tornò ad essere una bruta datità che esisteva semplicemente per regalare il suo nome ad offese infamanti. Si sentiva un abominio folle che infestava la bellezza di un mondo che non richiedeva più la sua presenza, come una stupida mignatta che prova a suggere l’amaranta linfa di Adamo da un corpo esangue. Al par del bruno accipitride, che con inesitante accanimento punta le granfie contro la preda che più velocemente va a defilarsi in alto volo, i rimorsi mietevano le ultime fuggenti speranze che si dipartivano da quella salma.
Non le rimaneva altro che la figura idealizzata di colui che fu per lei unica verità d’amore: ora lo ricordava come un dio ctonio, con gli occhi perlacei e le ossa di corallo, genius loci di un paradiso che lei cercava di far esistere obbligandosi a rivivere le sensazioni più belle che aveva provato e a ricomporle secondo un quadro idilliaco. Ma non aveva più la giusta concentrazione e mentre cercava di rivitalizzare quel paradiso perduto, sprofondava nel mare plumbeo del suo inconscio dove nuotavano bestialità che nemmeno lei conosceva, ma che del resto spiegavano perché lei, quando provava a focalizzarsi con occhio esterno, vedeva un mostro dal ventre infecondo. Si lasciava spolpare il bulbo endometriale da quei pesci carnivori che abitavano i laghi sotterranei della sua funesta bizzarria, e poi aspettava l’attimo più crudele: un bambino dalle fattezze mostruose che sembrava sputato dall’impestato ventre demoniaco di Lamia; lei cominciava a piangere, non sapeva se chiamarlo figlio e abbracciarlo o respingere con odio quell’innesto di malformazioni e ripugnanza avernale. Era l’unico guizzo di vita che le aveva fatto fremere il ventre per un istante; ma il suo arido spirito creatore non era nemmeno riuscito a sbozzare da quell’utero poroso un bambino che portasse il volto del marito. Or lagrimava goffamente una prece ansimata, or si adagiava sui germogli che protendevano un abbraccio vegetale dalla tomba del suo unico dio. E giacque. 1月20日 Venus UnlawfulMany sighs,
Pale lanterns dying in turbid waves of dust and fogs. Revealing patience, point the needle toward paradise flowers, geminated from broken bones and decomposed bodies. The child rests in the bosom of mother, beneath the walls of Soil Between underground rivers, And lengthens the shoots skyward. This is the purest world: Forbidden in the eyes of man, Beast that moves between the plates. 10月30日 "Full Fathom Five..."(From "The Tempest")Full fathom five thy father lies;
8月25日 AmaranthVieni fuori dal mare dell’afflizione, domina la soglia impietrata del senno e rintona l’armonia spirituale, oh greve canto della memoria! L’atterrito richiamo della coscienza vuole ancora sentir novellare storie insepolte dall’onda gelida del tempo! Oh dolce musa, supera con l’agile rima il chiasso delle armi mortali e abbandona le nenie orfane della dolce speranza nel fetor delle gore maledette! Sgelate, echi del mito senza tempo, scioglietevi sotto il fuoco del sole verecondo! Ecco, già rintrona nella mente dei peregrini senza meta il lampo diaccio della verità: dinanzi al muto volto della notte, la pace affondava nel saliceto dove la superna Dwin raccoglieva i fiori della terra, ondeggianti al vento della sera e accarezzati dal tocco materno della dea; il volto le si spegneva ad ogni folata nello sgomento, compassato dalla segreta fierezza e assiderato dalla vergogna che si faceva tempesta. L’innocenza non l’avrebbe mai più ribaciata e Dwin, come il sole che sfiora il sublime assieme al suo orizzonte, precipitava il corso di una stirpe celestiale che aveva vissuto nell’Eden dal tempo della creazione. Un’oscura maledizione gli aveva invaso il grembo prosciugandolo della vita! Così scelse di vivere tra le fiere nella foresta lamentosa e traboccante di ghigni infernali, abitando le fronde e allattando i fiori della terra con alacri premure e scacciando i fantasmi dell’ansia che nidificavano nei suoi giardini. Così la nutrice della terra annottava l’azzurra primavera della sua vita, chinando il capo fra brividi alle umide ombre del prato o all’acqua del fiume che avanzava: aveva timore di scorgere la sua petrosa immagine riflessa o il suo scheletro infantile guizzare tra le ombre. Quando sentì che ai suoi piedi cominciava ad aprirsi la voragine buia della morte, la Natura sommerse il bosco con la sua apparizione e posò un seme sul ventre avaro di Dwin. L’amara ora della caduta le chiuse le palpebre e il nero angelo della morte la cinse nel suo abbraccio insolubile. Tuttavia un germoglio sanguinante comincio a fiorire sul grembo della vegliarda defunta, affondando nel suo grembo le fresche radici. Il suo colore volle battezzarlo Amaranto, figlio di Dwin, il fiore più leggiadro che il tempo eleggerà effigies di amore e libido. 6月18日 Hoc se quisque modo semper fugitMi pare di essere stato relegato da un dio fasullo nelle segrete di insondabile angoscia. Solo la Notte mi offre una scontrosa ospitalità, che pervertita concubina! Giacciono sepolti sotto il sonno dell’oblio sentimenti, pronti a trafiggermi come mille lame e fare di me una fontana di sangue che libera i fiotti ritmicamente. L’amore e il sogno, padroni dei desideri, frequentano questi miei pensieri vigorosi e tingono la mente di rosso: le fibre del mio corpo tremano, una fiamma smaniosa di inferno regna dentro di me e la carne sembra quasi aprirsi sotto la pulsione pertinace dell’anima. Questa carica vitale che non dispensa remore mi prende e mi afferra per le caviglie, tocco con le piante salde la terra che langue sotto di me, non controllo il piacere morboso e irrequieto, mi prende una malata alterigia che si mescola alla ratio, la corrompe nel suo lato oscuro. Mi sento saggio, araldo in terra della meditatio mortis, libero dalle paure e in forza di divinazione, solerte dissipatore del dubbio, errore mortale! Precipito nel baratro del pessimismo, ogni raggio di speranza si estingue qua in basso e vengo assalito dai ricordi dormienti, aspettando che questa eclisse dalle umide brume vada via da me e tiri a sé quei figli mostruosi. Appassisco come un fiore insano ed emanazioni di anima, dipartita agghiacciante, lasciano questo mio corpo migrando verso Agharta, incontenibile desiderio di euthymia. Sognante accolito del crepuscolo, ottengo amare confessioni dalle bocche degli spiriti e mi adagio allo scorrere degli eventi, amor fati. Dimentico i nomi delle persone, a volte nemmeno mi accorgo della loro presenza e mi sento emotivamente spaesato, chiuso in una realtà riflessa su uno specchio offuscato. Taccio muto come la materia. |
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